L’assurda normalità del “Grande Fratello”, i reclusi nella casa isolati dal coronavirus - La Stampa

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Kejar Tayang |

ROMA. Che il meccanismo comportasse conseguenze surreali si era già capito dalla prima edizione, ai tempi gloriosi di mattatori come Pietro Taricone e Marina La Rosa. Oggi, però, nei giorni terribili del contagio e della segregazione obbligata, l’assurdità del meccanismo alla base del «Grande Fratello», che è poi, nello stesso tempo, la sua forza irresistibile, colpisce come un grido, quasi quasi una bestemmia. Nei viali deserti degli studi di Cinecittà, mentre gli addetti ai lavori forniscono dati sconsolati su set chiusi e interrotti, produzioni saltate, troupe americane volate via sul più bello, c’è una sola struttura funzionante, ed è la casa del «Gande fratello». Barricati negli spazi del celebre edificio, impegnati a dare il meglio, ma, più spesso, il peggio di se stessi, i concorrenti vip dell’edizione in corso giocano ancora. Ma non solo. Visto che continuano a restare chiusi lì dentro, è necessario fornire loro gli strumenti della sopravvivenza e, soprattutto, continuare a filmarli, 24 ore su 24, come dettano le implacabili regole del reality. In un film di fantascienza, ma anche in una commedia comica-grottesca, uno sceneggiatore in vena potrebbe ipotizzare un finale inquietante. Umanità sterminata, unici sopravvissuti i concorrenti del «Grande Fratello», autoreclusi per vocazione e per ansia di apparire, felici di esserlo, al contrario del resto dell’umanità.​

Durante l’ultima puntata, naturalmente realizzata a porte chiuse, senza pubblico in studio, nel rispetto delle norme in vigore, il conduttore Alfonso Signorini, dagli studi Mediaset di Cologno Monzese, affiancato dall’eroico Pupo, ha parlato di «una puntata difficile, sia per me, che per questo tipo di programma. Io sono a Milano e i vip nel loft di Cinecittà. La loro quotidianità stride con il dramma che stiamo vivendo. Sono giorni duri, difficili, stiamo combattendo una battaglia per certi aspetti assurda». L’emergenza coronavirus ha imposto lunghi confronti tra i realizzatori del programma, ma alla fine, ha prevalso il vecchio criterio dello «show must go on»: «Abbiamo riflettuto a lungo, con gli autori e con l’azienda, e abbiamo deciso di essere qui». Vince, a quanto pare, l’afflato umanitario: «Per chi vuole, regaleremo qualche ora di leggerezza, continuando con le nostre storie». I vip in carica vengono coinvolti in quella che dovrebbe apparire come una missione benefica: «Farete compagnia alle persone che devono stare a casa».​

Ma anche questo, per la pattuglia dei super-spiati comporta difficoltà. Qualcuno scoppia a piangere, qualcuno, manco fosse su un fronte di guerra, la prende sul serio: «Noi facciamo intrattenimento - proclama Fabio Testi - dobbiamo aumentare le nostre capacità per aiutare coloro che vogliono un po’ di spensieratezza». Ma il punto è proprio questo, quali sono le loro capacità?. Il menù del «G.F.» ai tempi del coronavirus propone sempre gli stessi piatti. Si va dagli scontri tra Fernanda Lessa e Antonella Elia alle parolacce di Valeria Marini, dal duello tra  Sossio Aruta e Antonio Zequila alle frecciate velenose di Adriana Volpe. Dalle lacrime di Andrea Denver (soprannominato «Andrea Niagara») alla sentenza di eliminazione per Asia Valente, bocciata dal pubblico. In un estremo sussulto, forse un improvviso risveglio di coscienza, Fabio Testi confessa la sua voglia di fuga. Spiega che «vista la situazione tragica, lo spirito non è più lo stesso». E aggiunge: «Alla mia età non so se è giusto stare qui a ridere e dire barzellette». Un attimo di incertezza, poi l’abnegazione si fa strada. Testi rimane «ma con un animo diverso». D’altra parte, deve aver pensato, chiuso in casa o chiuso a Cinecittà, che cosa cambia? Molto poco. E poi evitiamo i moralismi. In fondo, per la tutela della salute (mentale), c’è sempre il telecomando.

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2020-03-14 07:41:54Z
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